Quando avevo circa quattordici anni “si portavano” gli orecchini e tutti i vari gingillini di una nota marca;
Un logo molto conosciuto all’epoca ed anche abbastanza riconoscibile dalle fantasie coloratissime a fiori.
Ogni pezzettino di fiore ed ogni nuovo colore mai visto abbinatoci, attirava l’attenzione di migliaia di miei coetanee, me compresa.
Dovevi affrettarti a comprare per averlo per prima altrimenti rischiavi di non trovarne più.
Ovviamente al tempo (che poi non ne è passato tanto,precisiamo) Internet non era che uno strumento di concorrenza fra informatici, mentre la sana, vera concorrenza per me si svolgeva al sabato pomeriggio nei negozietti di chincaglierie.
L’unica competizione che conoscevo ed avvertivo era quella esibita puntualmente alle 8.30 del mattino al suono della campanella. A scuola, come fra le cugine, che vestivano sempre meglio, arrivavano ed avevano prima. A loro le scoperte più importanti come canzoni, mode del momento ecc.
A scuola le compagne, i primi trucchi, i primi sguardi competitivi.
Ma,seppur ti venissero spesso rivolti con convinzione, vi si intravedeva una sottile linea che separava la cattiveria dal gioco.
Il gioco o quello che era, ci univa: me e le mie coetanee fingendoci adulte, sedute sulle panchine a dar delle drastiche e maliziose votazioni ai ragazzetti che passavano, ma appena qualcuno dimostrava il minimo approccio, sgattaiolavamo via arrossite come delle sceme.
Una dolce apparenza, un costume infantile che ci stava a pennello e nel quale entravamo e ne uscivamo a nostro piacimento.
Dal nostro punto di vista gli adulti erano tali.
Poi, abbiamo cominciato a scoprirci. A metterci in mostra. A pretendere di dire la nostra.
Ad avere quattordici anni e ragionare con la vita bassa e l'ombelico di fuori..
Ci siamo scoperte amanti esperte, tentatrici.
Abbiamo imparato a guardare gli adulti negli occhi sui nostri 10 cm e a convincerci di avere sempre ragione. Farci rispettare insomma.
Abbiamo messo da parte la sana competizione e ci siamo date appuntamento dallo stesso parrucchiere ed allo stesso fashionshop : solo così possiamo capire chi di noi davvero piace, chi davvero riscontra successo.
Ci guardiamo per un attimo ed è come se fossimo nella stanza degli specchi.
E quella che si ripete nei riflessi è l’immagine di una donna, un’unica donna, un prototipo femminile che sembra guardarti ma in realtà guarda mille altri punti; che sembra guardarsi ma in realtà guarda le altre sé.
Un’immagine prismatica ma, paradossalmente, quasi priva di essenza.