Alla voce istinto nel dizionario c’è l’impulso, lo stimolo naturale, interno che non dipende dalla ragione né dalla volontà.
Quali e quanti tipi di istinto conosce l’uomo?
Io ne ricordo tanti,molti dei quali provati personalmente.
Dunque, c’è l’istinto di sopravvivenza, il più longevo,atavico. Quello che ci portiamo tutti dentro, spesso inconsciamente a riposo; che forse oggi solo ci tange e che,invece, taglia trasversalmente chi non dà per scontata la vita.
Nostro è soprattutto l’istinto sessuale, l’istinto protettivo, quello materno.
O, al contrario, l’impeto.
Al di là di quelli citati (sicuramente ne mancheranno altri), riflettevo su un qualcosa che non so che denominare istinto e che mi accompagna fin da quando ricordo di avere ricordi: è un istinto, sì, costruire una piccola capanna in giardino per ripararmi e starmene rintanata ed avvolta da coperte improvvisate; desiderare gli spazi piccoli, lasciarmi abbracciare dalle cose, sentire il loro calore.
Costruirmi un piccolo angolo accogliente in una distesa di prato.
Sentire che questo angolo può esserci ovunque, fra la gente.
[Non parlo di alienazione, ma di senso di sicurezza, di protezione.]
Ed osservare le luci nelle case percependole piccole e raccolte in un palmo di mano. Immaginare le persone rifugiatevi, unite dal calore della loro vita in condivisione.
Racchiudere i tuoi effetti in un abbraccio e trascinarli verso di te per percepirne la vicinanza e l’appartenenza.
"Cambia canale" disse. "Quel programma è una vergogna."
"Ma via," disse Benjamin "è solo un filmetto d'evasione".
"No,io lo trovo incredibile" insistette Munir. "Quelle donne sono sedute in un posto pubblico e si raccontano come dare piacere orale ai loro uomini, come se stessero parlando di un lavoro a maglia o di ricette di cucina. Una di loro - quella lì - ha ammesso apertamente di aver fatto sesso con cinque partner diversi in una settimana!Che rispetto possono avere, dico io, che razza di rispetto possono avere per se stesse, per i loro corpi? Cosa sta succedendo alla società, se una cosa del genere riesce a passare sui nostri schermi? Cosa gli passa per la testa agli sceneggiatori di questa roba? Guarda qui, Benjamin!” Andò dritto verso lo schermo e puntò il dito sulla scena in cui una delle protagoniste dava una dimostrazione pratica della sua tecnica, valendosi del collo di una bottiglia di vino. “Ecco cos’è diventata l’America. Una terra di degenerati!C’è da meravigliarsi se il resto del mondo ha cominciato a disprezzarli? Che razza di…integrità possiamo aspettarci da una nazione che si comporta così? E’ un paese che professa una cosa e poi fa esattamente il contrario – e sotto gli occhi di tutti! Predica religione e moralità e poi le sue donne si comportano come puttane. Costringe altri paesi al disarmo, e poi spende tutti i suoi soldi per accumulare l’arsenale di armi nucleari e convenzionali più terrificante del pianeta. Sputa in faccia al mondo musulmano e si sparpaglia in tutto il Medio Oriente nella sua sere di petrolio per riempire le sue automobili succhiabenzina e poi pretende di stupirsi che un uomo come Osama Bin Laden possa esistere e credere in quello in cui crede. Ed è con questo – con questo che il nostro primo ministro ci esorta a essere solidali. Con una nazione di cow-boys e ragazze squillo!”. Si sedette sul divano, sfinito dalla propria oratoria, e si passò distrattamente una mano tra i capelli, prima di concludere: “Non sono un uomo che ama il turpiloquio, Benjamin – tu lo sai – ma questo paese è sfottuto. Il mondo intero è dannatamente sfottuto, per quel che posso vedere”.
Benjamin si sforzò di trovare qualcosa da dire. Per qualche motivo, stava per pronunciare la frase: “E’ un punto di vista come un altro”. Ma alla fine si limitò a borbottare, più tra sé che per Munir: “Bisogna proprio che me ne vada da qui. Bisogna che me ne vada alla svelta”.
Esiste l’animale sociale, l’uomo maschio che si infervora davanti ad una tavola amministrativa, che trasuda testosterone se gli viene mancato di rispetto. Che ha bisogno di individuare il bianco e il nero, il buono e il cattivo.
L’uomo dalla facile cerniera; politicamente eretto come direbbe qualcuno
Fuma ma non troppo per non ingrigirsi i denti e l’immagine sociale perché quest’ultima (i denti soprattutto!) è tutto.
Una posizione, 7 giacche, 7 camicie, 7 scarpe, qualche papillon. Tanta autostima.
Se da un lato ci sembra prepotente, dall’altro non abbiamo dubbi essere arrogantemente arrapante.
Poi, tolta la camicia (rigorosamente senza canottiera), scopriamo essere profumatissimo, con giusto qualche pelo che non guasta,anzi; le mani rubate ai quadri di Michelangelo.
Un calore inimmaginabile per l’animale sociale che è.
L’altra faccia dell’animale sociale è quella che emerge dal weekend.
Il pathos legislativo diventa pathos nell’ordine: fondamentalmente arrapato poi culinario, sportivo ed infine ciabattone.
Il sabato sera non può permettersi di restare a casa, questione di vita o di morte!Così diventa un animale e basta. Fa quello che deve fare e poi finisce il suo drink gustandoselo intensamente.
Se gli va bene, alla fine, può disquisire di politica (dipingendosi come il presidente della repubblica),porgere un bicchiere e ri-arrapare entrambi. Tutte le donne sono puttane,specialmente quelle americane.
E la domenica si inebria di calcio e motociclismo ancor più che con un bicchiere di vino.
L’ultima faccia dell’animale è poveretta. Non c’è molto da dire.
Lui è un po’ sfortunato, con le donne, nel lavoro, quando va a farsi la spesa.
Completamente alienato dal mondo (che rispetta per carità,ma non ne fa parte), gliene fotte un cazzo della politica, dell’America, delle attrici,vuole solo terminare l’opera geniale della sua vita, il suo libro musicale.Senza lavorare perché un lavoro ce l’aveva e l’ha perso.
E’ rimasto agli anni settanta..e anche i suoi pantaloni evidentemente.
Non ha più nemmeno voglia di lamentarsi (cosa che gli è sempre riuscita bene..ah!Fosse esistito il mestiere del misantropo!),ma magari nascosti dietro la piega di una pagina contrassegnata, potrebbero esserci due occhi segretamente innamorati di lui…ma non sfottergliene un cazzo!
...perché tenti di lasciare l’asciugamani in quella precisa posizione e cioè col fiorellino rivolto verso l’alto in modo che ti trasmetta il senso dell’ordine che altrimenti,guardandoti in giro per casa,non avresti.
Per addormentarti dai un paio di botte al cuscino per gonfiarlo e poi riesci a prendere sonno solo quando si riappiattisce.
Hai bisogno di agguantare quel nodulino di cellulite dietro al ginocchio per sentire che esisti.
Ti aggrappi alle conferme, alle presenze fisiche e non della tua vita senza le quali non sembri più così tanto cinica.
Questa sei.
E non sei simpatica,pazza,dolce,sincera,allegra,lunatica…dio quanto odio questo aggettivo.
Ma perché per conoscersi ci si deve descrivere attraverso dei tristi aggettivi?Manco stessimo giocando a Scarabeo.
Perché mai qualcuno dovrebbe interessarsi a te leggendo che sei pazza,dolce e sincera?
Siedo in cortile con il cane che scorrazza qua e là per il passaggio di scooter impetuosi al di là del cancello.
Il cortile è retrostante il cancello cosicché posso starmene tranquilla e sentire relativamente in lontananza i rumori.
Da qui riesco a sentire il verso ronzante dei pipistrelli che dopo anni sono tornati a far capolino e a giocar d’intrecci nel cielo; e fanno le piroette attorno alla stella del vespro che mai appare così nitida e vicina come quest’anno.
All’imbrunire è la prima che si accende, bella come la dea di cui porta il nome.
E’ il mio clima ideale, il momento migliore della giornata. Quello che preferisco fra tutti e la condizione perfetta del mio essere.
Percepisco un lontano odore di grigliata di pesce che stimola ulteriormente la mia visione.
Il cielo ormai è blunotte, a stento si distingue la linea dell’orizzonte. Si intravedono solo dei punti luminosi in lontananza, le lampare ed il faro di Gaeta che occhieggia sull’ultima punta della costa a destra, laddove termina il disegno di luci.
I miei pensieri s’interrompono al rumore della strada.
Una lenta visione scema nella mia mente al richiamo della realtà e dell’abbaiare del cane che ha bisogno di bere.
Quando avevo circa quattordici anni “si portavano” gli orecchini e tutti i vari gingillini di una nota marca;
Un logo molto conosciuto all’epoca ed anche abbastanza riconoscibile dalle fantasie coloratissime a fiori.
Ogni pezzettino di fiore ed ogni nuovo colore mai visto abbinatoci, attirava l’attenzione di migliaia di miei coetanee, me compresa.
Dovevi affrettarti a comprare per averlo per prima altrimenti rischiavi di non trovarne più.
Ovviamente al tempo (che poi non ne è passato tanto,precisiamo) Internet non era che uno strumento di concorrenza fra informatici, mentre la sana, vera concorrenza per me si svolgeva al sabato pomeriggio nei negozietti di chincaglierie.
L’unica competizione che conoscevo ed avvertivo era quella esibita puntualmente alle 8.30 del mattino al suono della campanella. A scuola, come fra le cugine, che vestivano sempre meglio, arrivavano ed avevano prima. A loro le scoperte più importanti come canzoni, mode del momento ecc.
A scuola le compagne, i primi trucchi, i primi sguardi competitivi.
Ma,seppur ti venissero spesso rivolti con convinzione, vi si intravedeva una sottile linea che separava la cattiveria dal gioco.
Il gioco o quello che era, ci univa: me e le mie coetanee fingendoci adulte, sedute sulle panchine a dar delle drastiche e maliziose votazioni ai ragazzetti che passavano, ma appena qualcuno dimostrava il minimo approccio, sgattaiolavamo via arrossite come delle sceme.
Una dolce apparenza, un costume infantile che ci stava a pennello e nel quale entravamo e ne uscivamo a nostro piacimento.
Dal nostro punto di vista gli adulti erano tali.
Poi, abbiamo cominciato a scoprirci. A metterci in mostra. A pretendere di dire la nostra.
Ad avere quattordici anni e ragionare con la vita bassa e l'ombelico di fuori..
Ci siamo scoperte amanti esperte, tentatrici.
Abbiamo imparato a guardare gli adulti negli occhi sui nostri 10 cm e a convincerci di avere sempre ragione. Farci rispettare insomma.
Abbiamo messo da parte la sana competizione e ci siamo date appuntamento dallo stesso parrucchiere ed allo stesso fashionshop : solo così possiamo capire chi di noi davvero piace, chi davvero riscontra successo.
Ci guardiamo per un attimo ed è come se fossimo nella stanza degli specchi.
E quella che si ripete nei riflessi è l’immagine di una donna, un’unica donna, un prototipo femminile che sembra guardarti ma in realtà guarda mille altri punti; che sembra guardarsi ma in realtà guarda le altre sé.
Un’immagine prismatica ma, paradossalmente, quasi priva di essenza.
Non ho mai creduto alle cicogne o ai cavoli ed alle inutili favolette che i miei genitori hanno gentilmente evitato di raccontare sia a me che a mio fratello.
Mi sono sempre chiesta che senso avesse raccontare ai bambini delle bugie di questo tipo: posso capire che sia tenero vederli aspettare Babbo Natale e scartare i regali credendo di averli ricevuti da un omino che vola con le renne,ma attendere l’arrivo di una cicogna o addirittura andare a controllare i cavoli in frigo, lo trovo senza senso nonché deludente, dal punto di vista infantile.
Da bambina non mi sono mai posta il problema o la domanda di come nascessero i bambini.
Forse un po’ influenzata dalla voce dei nonni, mi abbandonavo spesso alla dolce idea che fosse un dono di Dio; ma infondo mettevo da parte tanti ragionamenti senza farmi o fare domande.
Diciamo che avevo altre priorità.
Il mio primo vero approccio con le dinamiche del sesso, però, l’ho avuto quando ero ancora piccola.
Non che sapessi precisamente come avveniva, ripeto il problema nemmeno me lo ponevo.
Inconsciamente, però, provavo piacere nell’unire i vari pezzi dei Lego; provavo gusto nel vedere che ogni spazio coincideva con l’altro, che ogni pezzo si univa all’altro perfettamente.
Poi, sono passata alle Barbie, partendo dallo stesso criterio: l’unione.
Istintivamente e senza avere alcuna nozione sessuale facevo incontrare Barbie col suo maschio e si compiva l’unione. Tutto coincideva.
Un po’ dopo ho cominciato a capire che il mio istinto in realtà ci vedeva benissimo e che non era solo frutto di sensazioni forse primordiali, ma era realtà.
Il sesso vero e proprio l’ho scoperto col passare degli anni, abbastanza presto e quindi dolce ed abbastanza tardi perché non fosse una malattia; insomma nel giusto.
Per anni ho portato dentro di me quell’istinto che non sapevo da dove provenisse.
Quando ho cominciato a capire, senza alcun tipo di educazione esterna ma per pura curiosità di informazione, come venissero concepiti gli uomini ed, in particolare, come questi provassero piacere, ho sentito un misto di delusione ed entusiasmo, quasi a dire “e questo è tutto?” ma, al tempo stesso, il desiderio di raggiungere il culmine di una piramide scalata pian piano fin da piccola.
Al punto più alto della piramide, c’è un paesaggio che non ho mai sognato né mai saputo spiegare: un istinto puro, completamente privo di ragione e totalmente abbandonato a sensazioni fisiche (che poi diventano psicologiche).
Nei giorni di pioggia ho voglia di pop.
Canzoni leggere ma, non necessariamente, deficienti.
Mi piacerebbe cominciare a fumare solo per questo motivo; la sigaretta ha in sé qualcosa di aristocratico ed in più,appunto, colma perfettamente i momenti vuoti.
Andrei decisamente contro tutti gli anni in cui ho bestemmiato perché in famiglia fumano tutti.
Andrei decisamente contro chi penserebbe “c’hai sempre rotto il cazzo e ora…”
Di fronte c’ero io con la mia barretta di cioccolato appena comprata (e pagata).
La tenevo fra le dita.
E mi sentivo colmata, colma e senza paura di doverla nascondere.
Stamattina ci siamo; non manca niente,la volontà,la forza,un pizzico di divertimento e via...oggi si va a riordinare l'armadio!Asdasd...è realmente un'impresa epica.Io ho un armadio abbastanza piccolo dove non c'è mai entrato tutto,nel senso che è impossibile tenerlo in ordine per due giorni consecutivi.Per cercare un maglietta nera metto sotto sopra tutto,a volte caccio l'intero bagaglio per poi alla fine scoprire che avevo lasciato la maglia appoggiata ad una sedia.VABBE'!Comunque stamattina lo faccio...Devo,praticamente,portare tutti i vestiti invernali nell'altro armadio in camera di mio fratello e ordinarmi quelli estivi qua (si perchè ora c'è una sorta di insalatona stagionale).
Stanotte ho sognato tanti gatti,in particolare un gatto che somigliava ad uno dei miei attuali gatti che è malato.Nel sogno questo gattino,non so come,era salito sulla finestra della mia camera e voleva lanciarsi in cortile; per "salvarlo" lo avevo preso con forza in braccio e lui,per ringraziarmi,mi affonda un'unghia uncinosa proprio al centro dell'indice e il suo pelo bianco/grigio si tinge tutto di rosso O_O...Ci sono rimasta molto male--non credo di piacere nemmeno ai gatti ultimamente,mah!

Mi sono permessa di sostituire momentaneamente la colonna sonora del blog.Appena l'ho sentita,mi ci sono ritrovata.Stasera è una serata stranissima...è sabato sera e dovrei uscire,lo so..ma,a parte che sono le 23.40,ho preferito rimanere a casa perchè non mi sentivo bene,moralmente e di conseguenza fisicamente.
Oggi sono andata al funerale del padre di un mio caro amico e devo dire la verità..mi ha lasciato qualcosa dentro,una sensazione di malinconia e paura allo stesso tempo:come se un alone grigio mi avesse letteralmente travolta.Adesso non ho la forza di fare nulla,forse solo di pensare..ma è proprio quello che non vorrei fare.Non so nemmeno perchè sto scrivendo qui tutte queste cose sapendo che le leggeranno tutti..bah forse è proprio questo che voglio o semplicemente lo faccio per me e solo per me,per poter rileggere quello che ho scritto e confrontarmi con me stessa.Comunque credo sia la solita crisi del blogger che non sa se scrivere di sè oppure impostare il proprio diario virtuale su argomenti leggeri.Prima o poi quasi tutti ce lo chiediamo.In momenti come questi,però,riscopro l'importanza di scrivere,di osservare i propri pensieri che diventano lettere ed,in qualche modo,si concretizzano...ci sono e non bisogna negarli.Chissà che non sia stato un bene restare a casa stasera;probabilmente si perchè ho evitato di infondere malinconia agli altri e di riflettere.
Adesso torno a disegnare i soliti occhi sui fogli.
Questa immagine associata alla canzone mi fa pensare a Parigi. Infondo è solo il lungomare malinconico e degradato di Pinetamare.
Basta vedere la magia nelle piccole cose.