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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica (ed infatti si vede) ma un mezzo per giocare con le parole e tenere allenato il cervello. Con l'unico potere che mi è stato donato, cerco di partorire storie che hanno un fondo di verità ma non completamente. Se qualcuno dovesse sentirsi preso in causa o offeso, gli consiglio di abbassare la cresta perchè io me ne lavo le mani. PS: non è importante il cosa ma il come.
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domenica, 23 marzo 2008

Questo mio blog ha tutte le caratteristiche per essere il blog più sbagliato della rete: viene aggiornato senza una periodicità; è spesso,quasi sempre,tenuto lì, in una sorta di limbo telematico dove vanno a finire tutti i prodotti indifferenziati di chi si annoia o ha troppo da fare oppure si dedica ad attività virtuali ma più redditizie.
Inoltre non ha il tipico stuolo di contatti che se mi commenti tu,ti commento anch'io e ti linko pure.
Dove sono finiti tutti gli amici virtuali (e non) che avevo conosciuto attraverso questo blog?
Alcuni,sequestrati dalle forze dell'ordine, hanno dovuto chiudere le baracche.
Altri hanno cambiato piattaforma mandandomi un telegramma di addio.Nemmeno una mail!
Poi ce ne sono un paio che ho perso di vista io per il mio ricorrente difetto di scrivere in fretta e così ho ricopiato male un link. Persi nell'etere. Peccato perchè un blog culinario ed uno erotico ci stavano: avrei avuto sicuramente successo facendo io stessa da molla o da link.
Me ne sono rimasti solo due: il blog di una ragazza cui devo chiedere che colore di capelli porta ora e quello di un ragazzo con il quale condivido questo stato d'animo da blogger,questa apatia e altre cose,anche più allegre.
pensato da: ovviamente me alle ore 11:06 | link | commenti (16)
categorie: storie, stile, deviazione, realtà purtroppo
martedì, 04 dicembre 2007

Alla voce istinto nel dizionario c’è l’impulso, lo stimolo naturale, interno che non dipende dalla ragione né dalla volontà.
Quali e quanti tipi di istinto conosce l’uomo?
Io ne ricordo tanti,molti dei quali provati personalmente.
Dunque, c’è l’istinto di sopravvivenza, il più longevo,atavico. Quello che ci portiamo tutti dentro, spesso inconsciamente a riposo; che forse oggi solo ci tange e che,invece, taglia trasversalmente chi non dà per scontata la vita.
Nostro è soprattutto l’istinto sessuale, l’istinto protettivo, quello materno.
O, al contrario, l’impeto.

Al di là di quelli citati (sicuramente ne mancheranno altri), riflettevo su un qualcosa che non so che denominare istinto e che mi accompagna fin da quando ricordo di avere ricordi: è un istinto, sì, costruire una piccola capanna in giardino per ripararmi e starmene rintanata ed avvolta da coperte improvvisate; desiderare gli spazi piccoli, lasciarmi abbracciare dalle cose, sentire il loro calore.
Costruirmi un piccolo angolo accogliente in una distesa di prato.
Sentire che questo angolo può esserci ovunque, fra la gente.
[Non parlo di alienazione, ma di senso di sicurezza, di protezione.]

Ed osservare le luci nelle case percependole piccole e raccolte in un palmo di mano. Immaginare le persone rifugiatevi, unite dal calore della loro vita in condivisione.

Come raccogliere la sabbia fra le mani e proteggerla assorbendone il calore.
Racchiudere i tuoi effetti in un abbraccio e trascinarli verso di te per percepirne la vicinanza e l’appartenenza.

E’ istinto questo, che proprio adesso sta diventando ragione; che ogni giorno è una mia volontà.

pensato da: ovviamente me alle ore 19:29 | link | commenti (2)
categorie: stile, deviazione
martedì, 25 settembre 2007

Troppo lungo da leggere

"Cambia canale" disse. "Quel programma è una vergogna."
"Ma via," disse Benjamin "è solo un filmetto d'evasione".
"No,io lo trovo incredibile" insistette Munir. "Quelle donne sono sedute in un posto pubblico e si raccontano come dare piacere orale ai loro uomini, come se stessero parlando di un lavoro a maglia o di ricette di cucina. Una di loro - quella lì - ha ammesso apertamente di aver fatto sesso con cinque partner diversi in una settimana!Che rispetto possono avere, dico io, che razza di rispetto possono avere per se stesse, per i loro corpi? Cosa sta succedendo alla società, se una cosa del genere riesce a passare sui nostri schermi? Cosa gli passa per la testa agli sceneggiatori di questa roba? Guarda qui, Benjamin!” Andò dritto verso lo schermo e puntò il dito sulla scena in cui una delle protagoniste dava una dimostrazione pratica della sua tecnica, valendosi del collo di una bottiglia di vino. “Ecco cos’è diventata l’America. Una terra di degenerati!C’è da meravigliarsi se il resto del mondo ha cominciato a disprezzarli? Che razza di…integrità possiamo aspettarci da una nazione che si comporta così? E’ un paese che professa una cosa e poi fa esattamente il contrario – e sotto gli occhi di tutti! Predica religione e moralità e poi le sue donne si comportano come puttane. Costringe altri paesi al disarmo, e poi spende tutti i suoi soldi per accumulare l’arsenale di armi nucleari e convenzionali più terrificante del pianeta. Sputa in faccia al mondo musulmano e si sparpaglia in tutto il Medio Oriente nella sua sere di petrolio per riempire le sue automobili succhiabenzina e poi pretende di stupirsi che un uomo come Osama Bin Laden possa esistere e credere in quello in cui crede. Ed è con questo – con questo che il nostro primo ministro ci esorta a essere solidali. Con una nazione di cow-boys e ragazze squillo!”. Si sedette sul divano, sfinito dalla propria oratoria, e si passò distrattamente una mano tra i capelli, prima di concludere: “Non sono un uomo che ama il turpiloquio, Benjamin – tu lo sai – ma questo paese è sfottuto. Il mondo intero è dannatamente sfottuto, per quel che posso vedere”.
Benjamin si sforzò di trovare qualcosa da dire. Per qualche motivo, stava per pronunciare la frase: “E’ un punto di vista come un altro”. Ma alla fine si limitò a borbottare, più tra sé che per Munir: “Bisogna proprio che me ne vada da qui. Bisogna che me ne vada alla svelta”.

Esiste l’animale sociale, l’uomo maschio che si infervora davanti ad una tavola amministrativa, che trasuda testosterone se gli viene mancato di rispetto. Che ha bisogno di individuare il bianco e il nero, il buono e il cattivo.
L’uomo dalla facile cerniera; politicamente eretto come direbbe qualcuno
Fuma ma non troppo per non ingrigirsi i denti e l’immagine sociale perché quest’ultima (i denti soprattutto!) è tutto.
Una posizione, 7 giacche, 7 camicie, 7 scarpe, qualche papillon. Tanta autostima.
Se da un lato ci sembra prepotente, dall’altro non abbiamo dubbi essere arrogantemente arrapante.
Poi, tolta la camicia (rigorosamente senza canottiera), scopriamo essere profumatissimo, con giusto qualche pelo che non guasta,anzi; le mani rubate ai quadri di Michelangelo.
Un calore inimmaginabile per l’animale sociale che è.

L’altra faccia dell’animale sociale è quella che emerge dal weekend.
Il pathos legislativo diventa pathos nell’ordine: fondamentalmente arrapato poi culinario, sportivo ed infine ciabattone.
Il sabato sera non può permettersi di restare a casa, questione di vita o di morte!Così diventa un animale e basta. Fa quello che deve fare e poi finisce il suo drink gustandoselo intensamente.
Se gli va bene, alla fine, può disquisire di politica (dipingendosi come il presidente della repubblica),porgere un bicchiere e ri-arrapare entrambi. Tutte le donne sono puttane,specialmente quelle americane.
E la domenica si inebria di calcio e motociclismo ancor più che con un bicchiere di vino.

L’ultima faccia dell’animale è poveretta. Non c’è molto da dire.
Lui è un po’ sfortunato, con le donne, nel lavoro, quando va a farsi la spesa.
Completamente alienato dal mondo (che rispetta per carità,ma non ne fa parte), gliene fotte un cazzo della politica, dell’America, delle attrici,vuole solo terminare l’opera geniale della sua vita, il suo libro musicale.Senza lavorare perché un lavoro ce l’aveva e l’ha perso.
E’ rimasto agli anni settanta..e anche i suoi pantaloni evidentemente.
Non ha più nemmeno voglia di lamentarsi (cosa che gli è sempre riuscita bene..ah!Fosse esistito il mestiere del misantropo!),ma magari nascosti dietro la piega di una pagina contrassegnata, potrebbero esserci due occhi segretamente innamorati di lui…ma non sfottergliene un cazzo!

pensato da: ovviamente me alle ore 08:54 | link | commenti
categorie: storie, stile, deviazione, realtà purtroppo
mercoledì, 19 settembre 2007

...perché tenti di lasciare l’asciugamani in quella precisa posizione e cioè col fiorellino rivolto verso l’alto in modo che ti trasmetta il senso dell’ordine che altrimenti,guardandoti in giro per casa,non avresti.

Hai bisogno che sul desk ci siano necessariamente macchie di caffè per poter andare avanti a scrivere.
Per addormentarti dai un paio di botte al cuscino per gonfiarlo e poi riesci a prendere sonno solo quando si riappiattisce.
Hai bisogno di agguantare quel nodulino di cellulite dietro al ginocchio per sentire che esisti.
Ti aggrappi alle conferme, alle presenze fisiche e non della tua vita senza le quali non sembri più così tanto cinica.
Questa sei.
E non sei simpatica,pazza,dolce,sincera,allegra,lunatica…dio quanto odio questo aggettivo.
Ma perché per conoscersi ci si deve descrivere attraverso dei tristi aggettivi?Manco stessimo giocando a Scarabeo.
Perché mai qualcuno dovrebbe interessarsi a te leggendo che sei pazza,dolce e sincera?

pensato da: ovviamente me alle ore 17:46 | link | commenti (4)
categorie: stile, deviazione
lunedì, 16 luglio 2007

Should I Stay or Should I Go?

Luca, 40 anni.
Una moglie e tre figlie lascia il suo paesino nel molisano per trasferirsi, a malincuore, in città, Amilano per lavoro.
A Luca 40 anni piace il rock anzi non ha mai dimenticato il rock.
Mentre la famiglia è a mare, si gode Should i stay or should i go da lui richiesta in radio ed, in pochi secondi, scopre di avere ancora il ritmo nel sangue. Agita le mani emulando il movimento fenetico delle bacchette sulla batteria ed agita la testa per non sprecare nemmeno un attimo di quella musica; per non dimenticare.
Poi la canzone termina, come ogni cosa, come l'adolescenza, come il rock e Luca torna in quel monolocale appena fittato a cucinarsi un uovo fritto con la voglia matta di farsi una pinta.

Anche Philip e Benjamin vanno per la quarantina ed ancora cercano a stento di ricordare: Ben è sposato e se la fa con una ragazzina; Phil ha un figlio che tenta di crescere a sua immagine e somiglianza.
Patrick, questo il suo nome, ascolta i Clash ed impazzisce per esser nato in un tempo che non gli appartiene.

Era Doug il drogato del gruppo, il drogato di Clash, mentre gli altri avevano scoperto le vibrations del progressive ancora acerbo.
Le chitarre sporche ed i flauti fantasy: uno sposalizio che in futuro sarebbe stato ricordato senza distinzioni di stili. Il rock.

Oggi Luca, Philip, Benjamin e Doug erano lì accanto a me: ascoltavano i Genesis live con un misto di stupore-ammirazione e familiarità, come se fossero andati al concerto di un vecchio amico di liceo che ce l'aveva fatta a sfondare nella musica.
Io li ho visti zompettare ed urlare come dei ragazzini; abbracciare le proprie compagne e sorridergli con l'espressione di chi ha appena ricevuto il regalo atteso da una vita.
I loro figli, noi, non potevano che osservarli, riderci su ed invidiarli per quel regalo così raro.

E' stato bello grazie a loro (e ai Genesis) fare un salto indietro ma da spettatrice, da semplice osservatrice per poi tornare qui, da protagonista, accanto a Patrick, ad ascoltare il suono strimpellante e fuori ritmo di un tempo che, pradossalmente sentiamo così lontano.


I personaggi sopracitati provengono dalla mente di Jonathan Coe.
Luca esiste davvero, il rock forse non più.
pensato da: ovviamente me alle ore 15:06 | link | commenti (4)
categorie: storie, stile, realtà purtroppo
sabato, 09 giugno 2007

Siedo in cortile con il cane che scorrazza qua e là per il passaggio di scooter impetuosi al di là del cancello.
Il cortile è retrostante il cancello cosicché posso starmene tranquilla e sentire relativamente in lontananza i rumori.
Da qui riesco a sentire il verso ronzante dei pipistrelli che dopo anni sono tornati a far capolino e a giocar d’intrecci nel cielo; e fanno le piroette attorno alla stella del vespro che mai appare così nitida e vicina come quest’anno.
All’imbrunire è la prima che si accende, bella come la dea di cui porta il nome.

Mentre il cane continua a saltellare, ora in cerca di qualche geco o degli occhi luminosi di un gatto, mi sento avvolgere dalla frescura d’inizio estate, ancora timida e dal sapore invernale.
E’ il mio clima ideale, il momento migliore della giornata. Quello che preferisco fra tutti e la condizione perfetta del mio essere.

Fissando Venere e quel leggerissimo alone che la circonda, come se avesse un’aura protettiva, immagino di essere altrove.
Percepisco un lontano odore di grigliata di pesce che stimola ulteriormente la mia visione.

Siedo su di una panca in legno che poggia sul pavimento di un lido di mare a due passi dalla battigia; riesco a sentire il rumore delle onde sposarsi con il profumo di pesce ed il leggero maestrale.
Il cielo ormai è blunotte, a stento si distingue la linea dell’orizzonte. Si intravedono solo dei punti luminosi in lontananza, le lampare ed il faro di Gaeta che occhieggia sull’ultima punta della costa a destra, laddove termina il disegno di luci.

La stella cammina fino a tramontare dietro i palazzi.
I miei pensieri s’interrompono al rumore della strada.
Una lenta visione scema nella mia mente al richiamo della realtà e dell’abbaiare del cane che ha bisogno di bere.

pensato da: ovviamente me alle ore 23:13 | link | commenti (2)
categorie: stile, realtà purtroppo
venerdì, 20 aprile 2007

Con l'ombelico

Quando avevo circa quattordici anni “si portavano” gli orecchini e tutti i vari gingillini di una nota marca;
Un logo molto conosciuto all’epoca ed anche abbastanza riconoscibile dalle fantasie coloratissime a fiori.
Ogni pezzettino di fiore ed ogni nuovo colore mai visto abbinatoci, attirava l’attenzione di migliaia di miei coetanee, me compresa.
Dovevi affrettarti a comprare per averlo per prima altrimenti rischiavi di non trovarne più.
Ovviamente al tempo (che poi non ne è passato tanto,precisiamo) Internet non era che uno strumento di concorrenza fra informatici, mentre la sana, vera concorrenza per me si svolgeva al sabato pomeriggio nei negozietti di chincaglierie.
L’unica competizione che conoscevo ed avvertivo era quella esibita puntualmente alle 8.30 del mattino al suono della campanella. A scuola, come fra le cugine, che vestivano sempre meglio, arrivavano ed avevano prima. A loro le scoperte più importanti come canzoni, mode del momento ecc.
A scuola le compagne, i primi trucchi, i primi sguardi competitivi.

Ma,seppur ti venissero spesso rivolti con convinzione, vi si intravedeva una sottile linea che separava la cattiveria dal gioco.
Il gioco o quello che era, ci univa: me e le mie coetanee fingendoci adulte, sedute sulle panchine a dar delle drastiche e maliziose votazioni ai ragazzetti che passavano, ma appena qualcuno dimostrava il minimo approccio, sgattaiolavamo via arrossite come delle sceme.
Una dolce apparenza, un costume infantile che ci stava a pennello e nel quale entravamo e ne uscivamo a nostro piacimento.

Non avevamo idea di che cosa significasse il rispetto ma, in qualche modo, ne portavamo.
Dal nostro punto di vista gli adulti erano tali.

Poi, abbiamo cominciato a scoprirci. A metterci in mostra. A pretendere di dire la nostra.
Ad avere quattordici anni e ragionare con la vita bassa e l'ombelico di fuori..
Ci siamo scoperte amanti esperte, tentatrici.
Abbiamo imparato a guardare gli adulti negli occhi sui nostri 10 cm e a convincerci di avere sempre ragione. Farci rispettare insomma.
Abbiamo messo da parte la sana competizione e ci siamo date appuntamento dallo stesso parrucchiere ed allo stesso fashionshop : solo così possiamo capire chi di noi davvero piace, chi davvero riscontra successo.
Ci guardiamo per un attimo ed è come se fossimo nella stanza degli specchi.
E quella che si ripete nei riflessi è l’immagine di una donna, un’unica donna, un prototipo femminile che sembra guardarti ma in realtà guarda mille altri punti; che sembra guardarsi ma in realtà guarda le altre sé.
Un’immagine prismatica ma, paradossalmente, quasi priva di essenza.

pensato da: ovviamente me alle ore 18:47 | link | commenti (3)
categorie: stile, realtà purtroppo
sabato, 31 marzo 2007

Non ho mai creduto alle cicogne o ai cavoli ed alle inutili favolette che i miei genitori hanno gentilmente evitato di raccontare sia a me che a mio fratello.
Mi sono sempre chiesta che senso avesse raccontare ai bambini delle bugie di questo tipo: posso capire che sia tenero vederli aspettare Babbo Natale e scartare i regali credendo di averli ricevuti da un omino che vola con le renne,ma attendere l’arrivo di una cicogna o addirittura andare a controllare i cavoli in frigo, lo trovo senza senso nonché deludente, dal punto di vista infantile.

Da bambina non mi sono mai posta il problema o la domanda di come nascessero i bambini.
Forse un po’ influenzata dalla voce dei nonni, mi abbandonavo spesso alla dolce idea che fosse un dono di Dio; ma infondo mettevo da parte tanti ragionamenti senza farmi o fare domande.
Diciamo che avevo altre priorità.
Il mio primo vero approccio con le dinamiche del sesso, però, l’ho avuto quando ero ancora piccola.
Non che sapessi precisamente come avveniva, ripeto il problema nemmeno me lo ponevo.
Inconsciamente, però, provavo piacere nell’unire i vari pezzi dei Lego; provavo gusto nel vedere che ogni spazio coincideva con l’altro, che ogni pezzo si univa all’altro perfettamente.
Poi, sono passata alle Barbie, partendo dallo stesso criterio: l’unione.
Istintivamente e senza avere alcuna nozione sessuale facevo incontrare Barbie col suo maschio e si compiva l’unione. Tutto coincideva.

Un po’ dopo ho cominciato a capire che il mio istinto in realtà ci vedeva benissimo e che non era solo frutto di sensazioni forse primordiali, ma era realtà.
Il sesso vero e proprio l’ho scoperto col passare degli anni, abbastanza presto e quindi dolce ed abbastanza tardi perché non fosse una malattia; insomma nel giusto.

Per anni ho portato dentro di me quell’istinto che non sapevo da dove provenisse.
Quando ho cominciato a capire, senza alcun tipo di educazione esterna ma per pura curiosità di informazione, come venissero concepiti gli uomini ed, in particolare, come questi provassero piacere, ho sentito un misto di delusione ed entusiasmo, quasi a dire “e questo è tutto?” ma, al tempo stesso, il desiderio di raggiungere il culmine di una piramide scalata pian piano fin da piccola.

Al punto più alto della piramide, c’è un paesaggio che non ho mai sognato né mai saputo spiegare: un istinto puro, completamente  privo di ragione e totalmente abbandonato a sensazioni fisiche (che poi diventano psicologiche).

Io,la bambina e la donna, unite da un istinto primordiale del quale solo potrò fidarmi ciecamente.

pensato da: ovviamente me alle ore 16:53 | link | commenti (1)
categorie: stile
sabato, 09 dicembre 2006

Nei giorni di pioggia ho voglia di pop.
Canzoni leggere ma, non necessariamente, deficienti.

Così,per stemperare l’atmosfera già troppo piagnucolante e lacrimosa, ascolto qualche pezzo semplice per semplificare i pensieri.

In realtà un po’ ho pianto quando ho riletto il passo che ho riportato nell’ultimo post e, non volendo finire sommersa d’acqua anch’io nel leggerlo in continuazione, scrivo in fretta qualcos’altro.

Ieri sera per un attimo è tornato al centro dei miei pensieri il tormentone del “vizio” che diventa una vera e propria schiavitù. A proposito del fumo.

E’ piacevole, a volte, sentirsi la sigaretta fra le dita mentre si parla o si beve qualcosa: proprio nel momento in cui non sai come interagire, non ti viene niente in mente o semplicemente non hai voglia di partecipare.  
Mi piacerebbe cominciare a fumare solo per questo motivo; la sigaretta ha in sé qualcosa di aristocratico ed in più,appunto, colma perfettamente i momenti vuoti.

Ma se poi diventasse una schiavitù?

Ho sempre detestato dover dipendere da qualcuno, figuriamoci da un pacchetto di sigarette e da un profumo che mi ha sempre infastidito.
Andrei decisamente contro tutti gli anni in cui ho bestemmiato perché in famiglia fumano tutti.
Andrei decisamente contro chi penserebbe “c’hai sempre rotto il cazzo e ora…”

La mia giornata non sarebbe più solo mia.

Certo è che di vizi ne ho,eccome.

Stamattina all’interno del supermercato c’era un uomo che attendeva la moglie col carrello e nel mentre si faceva la sua bella fumatina, vietata.
Di fronte c’ero io con la mia barretta di cioccolato appena comprata (e pagata).
La tenevo fra le dita.

E mi sentivo colmata, colma e senza paura di doverla nascondere.

pensato da: ovviamente me alle ore 13:46 | link | commenti (15)
categorie: storie, stile
venerdì, 17 giugno 2005

Stamattina ci siamo; non manca niente,la volontà,la forza,un pizzico di divertimento e via...oggi si va a riordinare l'armadio!Asdasd...è realmente un'impresa epica.Io ho un armadio abbastanza piccolo dove non c'è mai entrato tutto,nel senso che è impossibile tenerlo in ordine per due giorni consecutivi.Per cercare un maglietta nera metto sotto sopra tutto,a volte caccio l'intero bagaglio per poi alla fine scoprire che avevo lasciato la maglia appoggiata ad una sedia.VABBE'!Comunque stamattina lo faccio...Devo,praticamente,portare tutti i vestiti invernali nell'altro armadio in camera di mio fratello e ordinarmi quelli estivi qua (si perchè ora c'è una sorta di insalatona stagionale).

Stanotte ho sognato tanti gatti,in particolare un gatto che somigliava ad uno dei miei attuali gatti che è malato.Nel sogno questo gattino,non so come,era salito sulla finestra della mia camera e voleva lanciarsi in cortile; per "salvarlo" lo avevo preso con forza in braccio e lui,per ringraziarmi,mi affonda un'unghia uncinosa proprio al centro dell'indice e il suo pelo bianco/grigio si tinge tutto di rosso O_O...Ci sono rimasta molto male--non credo di piacere nemmeno ai gatti ultimamente,mah!

 

 

 

pensato da: ovviamente me alle ore 10:17 | link | commenti (5)
categorie: stile
sabato, 28 maggio 2005

Mi sono permessa di sostituire momentaneamente la colonna sonora del blog.Appena l'ho sentita,mi ci sono ritrovata.Stasera è una serata stranissima...è sabato sera e dovrei uscire,lo so..ma,a parte che sono le 23.40,ho preferito rimanere a casa perchè non mi sentivo bene,moralmente e di conseguenza fisicamente.

Oggi sono andata al funerale del padre di un mio caro amico e devo dire la verità..mi ha lasciato qualcosa dentro,una sensazione di malinconia e paura allo stesso tempo:come se un alone grigio mi avesse letteralmente travolta.Adesso non ho la forza di fare nulla,forse solo di pensare..ma è proprio quello che non vorrei fare.Non so nemmeno perchè sto scrivendo qui tutte queste cose sapendo che le leggeranno tutti..bah forse è proprio questo che voglio o semplicemente lo faccio per me e solo per me,per poter rileggere quello che ho scritto e confrontarmi con me stessa.Comunque credo sia la solita crisi del blogger che non sa se scrivere di sè oppure impostare il proprio diario virtuale su argomenti leggeri.Prima o poi quasi tutti ce lo chiediamo.In momenti come questi,però,riscopro l'importanza di scrivere,di osservare i propri pensieri che diventano lettere ed,in qualche modo,si concretizzano...ci sono e non bisogna negarli.Chissà che non sia stato un bene restare a casa stasera;probabilmente si perchè ho evitato di infondere malinconia agli altri e di riflettere.

Adesso torno a disegnare i soliti occhi sui fogli.

Questa immagine associata alla canzone mi fa pensare a Parigi. Infondo è solo il lungomare malinconico e degradato di Pinetamare.

Basta vedere la magia nelle piccole cose.

pensato da: ovviamente me alle ore 22:54 | link | commenti (15)
categorie: stile
lunedì, 16 maggio 2005

RedBlue - Maurizio Galimberti

pensato da: ovviamente me alle ore 11:26 | link | commenti (5)
categorie: stile
giovedì, 28 aprile 2005

Dedico questo post ad un personaggio molto importante per la storia della musica: David Lee Roth. Più che parlarne,voglio celebrarlo pubblicandone alcune foto per evidenziarne lo stile e la forte personalità che ne traspare.

 

 

 

pensato da: ovviamente me alle ore 18:36 | link | commenti (9)
categorie: stile